Giustizia

L’assistenza sanitaria, ivi compresa quella psicologica, rimane precaria nei 26 istituti penitenziari siciliani. Il DPCM del 1 aprile 2008, che trasferiva alle Aziende Sanitarie i compiti dell’assistenza e il personale dipendente e quello ‘incaricato (ex lege 740/1970), non è stato ancora recepito dalla Regione Siciliana. Permane tra l’altro precaria la situazione degli “esperti” (ex art. 80 della legge 354/1975), molti dei quali psicologi, impegnati non solo in attività di osservazione e valutazione, ma di fatto anche in azioni di sostegno e assistenza psicologica,ai quali il Ministero della Giustizia continua a non riconoscere lo specifico profilo professionale e ai quali, dopo anni di attività, non rinnova la convenzione o ne riduce il carico orario. Il budget complessivo speso per gli esperti in Sicilia nel 2008 è stato pari a un totale monte ore annuo di 11.918 ore (onorario lordo per ora: euro 17,63), un budget assolutamente limitato per poter assicurare una assistenza essenziale. Punta sintomatica del disagio psicologico che vive la popolazione carceraria sono il numero dei suicidi e dei tentati suicidi. Negli anni 2000-2008, su una presenza media annua di detenuti pari a 53.500 si sono registrati 957 suicidi e 13.297 tentati suicidi. Il tasso di suicidi ogni 10.000 detenuti è in media di 10,17. Se si considera che nello stesso periodo il tasso di suicidi in Italia è stato dello 0,51 ogni 10.000 abitanti, ne consegue che in carcere la frequenza è circa 21 volte superiore. Per prevenire i rischi suicidari e le forme ad essi correlate (ansie e depressioni) è necessario costruire un sistema di protezione, monitorato sul singolo individuo, con l’aiuto professionale dello psicologo e la collaborazione degli operatori di polizia penitenziaria, adeguatamente formati.

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